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V Comunicato

 

         A tutti buona domenica delle palme, domenica in cui siamo invitati dalla liturgia ad accogliere Gesù nelle nostre case, nella nostra vita. Sì, belle parole, ma che domenica delle palme è senza nemmeno il rametto d'ulivo?

         Dai "Discorsi" di sant'Andrea di Creta: "Diciamo anche noi a Cristo e ripetiamo: benedetto colui che viene nel nome del Signore (Mt 21, 9), il re di Israele (Mt 27, 42). Eleviamo verso di lui, come rami di palme, le ultime parole risuonate dalla croce. Seguiamolo festosamente, non agitando ramoscelli d'ulivo, ma onorandolo con la nostra carità fraterna. Stendiamo i nostri desideri quasi come mantelli per il suo passaggio, perché attraverso le nostre aspirazioni, entri nel nostro cuore, si stabilisca dentro di noi, trasformi noi totalmente in lui ed esprima se stesso interamente in noi".

         Mi pare un buon inizio di settimana santa...!

 

         Negli anni passati ci veniva distribuito un opuscolo per vivere i giorni del triduo santo. Ora non ci è possibile. il materiale per meditare di giorno in giorno ci verrà recapitato a casa dal sito.

         A questo proposito i testi che ci verranno proposti sono di Anne Lécu. E' una suora domenicana francese, nata nel 1967, che lavora come medico in carcere. Nel 2018 ha scritto il libro intitolato "Una vita donata" sul sacramento dell'eucarestia. Nello stesso anno l'editrice Qiqajon di Bose ha tradotto il testo in italiano e l'ha pubblicato.

         I testi di suor Anne testimoniano assai bene "un'intensa ricerca spirituale strettamente intrecciata con l'esperienza quotidiana vissuta nel suo lavoro" (dalla presentazione all'edizione italiana).

         La nostra suor Maria Silvia mi ha regalato questo libro che ho divorato e ho deciso di utilizzarlo in antologia per fornire uno strumento per vivere il triduo pasquale. Il nostro Pippo, come al solito, ha trasformato l'idea in realtà.

         Dopo Pasqua, quando i tempi torneranno normali, metterò a disposizione in fondo alla chiesa alcune copie di questo bellissimo libretto: se in qualcuno avrò fatto nascere il desiderio di leggerlo tutto avrò raggiunto il fine che mi sono proposto. Buon triduo santo

 

         Siccome entriamo oggi in una settimana particolarissima, chiedo a tutti i responsabili di ricordare a tutti i componenti dei vari gruppi della Rettoria di andare a guardare il sito per avere un collegamento con la comunità. Potrebbe essere un atto "missionario" ricordare il sito a qualcuno che già lo conosce come il proporlo ad una persona nuova.

 

         Alle 20, 30, da solo ed a porte chiuse, come ci viene chiesto, continuo a celebrare la messa per tutti voi chiedendo al Signore che vi dia il modo per vivere in modo adeguato i giorni del triduo pasquale che si stanno avvicinando. Le funzioni del triduo le potremo seguire alla televisione, ma questo non sostituisce un momento personale di preghiera quotidiano.

 

         Per chi si fosse perso le "puntate precedenti" di questo comunicato, Davide ha creato su questo sito una cartella con l'archivio facilmente fruibile (se ci riesco io...!).

 

         Ci arrivano buone notizie circa il Vescovo di Pinerolo: sembra stia reagendo bene alle terapie, lo ricordiamo...

 

         Dedico un ultimo pensiero, che spero liberante e rassicurante, di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) a chi patisce di dover vivere questi giorni di digiuno sacramentale: "I sacramenti, per laici, religiosi e consacrati, sono i mezzi destinati a trasmetterci l'amicizia di Dio e non saremo mai abbastanza assidui nel riceverli. Ma Dio non è legato a questi mezzi. Nel momento in cui per un motivo esterno ci fosse impedito di riceverli (per lei fu il campo di sterminio; ndc), egli potrà soccorrerci copiosamente per altra via e lo farà con tanta maggiore certezza ed abbondanza, a misura della fedeltà con cui ci saremo avvicinati in precedenza ad essi".

 

         A presto fratelli miei cari e buona settimana santa.

don Dario Bernardo M.

oblato benedettino

 

 

Silvana di Milano ci regala una sua parola pasquale

         Desidero condividere con voi tutti una breve meditazione.

         La "quarantena" di Mosé sul monte Sinai, a faccia a faccia con Dio, lo ha reso raggiante... La solitudine che cerchiamo in questi giorni sia piena della confidenza con Dio. Chiedo di prendere il mio cuore spesso chiuso e legato, imbrigliato e duro. Il Signore mi doni un cuore di carne che batta accanto a quello di tanti sofferenti, nella semplicità di sentirci una sola umanità.

         Nel suo Cuore possiamo sperimentare consolazione ed avere luce.

         La sua Pasqua e la nostra è l'unica speranza.

 

 

Insieme, in cordata

alcuni dei messaggi comunitari arrivati in questo tempo, parole che ci fanno del bene.

 

         Come sta la comunità? Vi voglio bene!

 

         Con il cuore ed il desiderio sono presente alla celebrazione.

 

         Siamo sempre in salita... Buona domenica, nonostante tutto...

 

         Ricordatemi, grazie.

 

         Grazie del Comunicato! E' bellissimo...

 

         Sto prendendo il caffé con il Vescovo... E' scritto molto bene!

 

         L'articolo di don Giuseppe di Brescia è molto ricco e tale da aiutarmi a meditare ed a cambiare la mia idea di Dio. Grazie!

 

         Grazie della vicinanza attraverso il sito. Parole che fanno riflettere e su cui meditare (il tempo adesso non manca). Buona domenica e speriamo di poterci incontrare presto.

 

         Grazie di cuore delle proposte di meditazione e di preghiera fatte attraverso il sito. Ne farò tesoro.

 

         Grazie del ricordo quotidiano nella messa.

 

         Se le strade sono chiuse, restino aperti in tutti il dialogo con Gesù e la fraternità tra noi.

 

         Ho bisogno di meditare. Questo tempo difficile mi sollecita a riflettere con più profondità sul senso della vita.

 

         Sono molto grato per il sito.

 

         Grazie per il nuovo messaggio.

 

         Grazie per il ricordo nella messa quotidiana (mi manca proprio...!).

 

         Il sito è un aiuto per attraversare questo periodo...

 

         Grazie per l'opportunità che ci viene data per riflettere in questo tempo di "silenzio" e di attesa.

 

         Preghiamo insieme in questa quaresima faticosa ed imprevedibile.

 

         Metti tutti nella preghiera della messa alla sera.

 

 

Un tempo di preparazione

messaggio dalla Chiesa valdese di Bergamo per il tempo della Passione, 12 marzo 2020 di Winfrid Pfannkuche

(proposto da suor Maria Silvia)

 

Siamo nel deserto

         Con l’evangelo di Matteo 4, 1-11 inizia il periodo della Passione. Domenica 1° marzo, la prima domenica nella quale abbiamo dovuto chiudere le porte della chiesa, è stata anche la prima del periodo di preparazione alla Pasqua. Questo evangelo delle tentazioni nel deserto è il punto di partenza e d’arrivo dello studio biblico sul Deuteronomio che si sta svolgendo nella chiesa valdese di Bergamo. Forse è anche il fondamento sul quale camminare in questo tempo di sfida virale. La nostra “piattaforma” su cui rimanere uniti in Cristo, nella solitudine.

 

Siamo nel deserto

         Il pane quotidiano, il tempio (le attività ecclesiastiche) ed il monte (le nostre possibilità nel mondo) si sono improvvisamente trasformati, sono diventati virtuali. C’è ora un tempo in cui imparare a rinunciare. Le chiese protestanti d’Oltralpe propongono da molti anni di vivere il tempo della Passione secondo il motto "Sette settimane senza", invitando i fedeli a rinunciare a qualcosa che ci sta veramente a cuore. Sì, forse è un tempo da cogliere nella sua particolarità, da accettare come sfida: Gesù è lì, da solo e si limita a poche parole, tre versetti del Deuteronomio (Deut 8, 3; 6, 16; 6, 13). E basta.

 

Siamo nel deserto

         E dobbiamo imparare a resistere alla tentazione del potere miracolistico, religioso e mondano. Re-sistere. Mentre non possiamo più di tanto e-sistere, cioè stare fuori, dobbiamo ora stare dentro e re-sistere. Siamo chiamati ad un amore per il prossimo del tutto particolare, direi sub contraria specie: se prima, per dimostrare il nostro amore l’abbiamo incontrato ed abbracciato, ora ci dimostriamo amore se non ci incontriamo e non ci abbracciamo. Questo ci insegna la relatività di ogni cosa, anche del nostro amare. Se prima qualcuna delle nostre chiese ha ancora ritenuto di dare un segno di speranza lasciando aperte le porte del tempio per il culto, lo stesso gesto è diventato segno di incoscienza e di sopravvalutazione di sé stessi. C’è la tentazione di voler emergere in questo tempo, in fondo, di approfittare di questa situazione per ampliare le proprie possibilità (il proprio potere) religiose e mondane. Ho molto apprezzato il “profilo basso” tenuto dalla Chiesa cattolica in questo periodo. Dobbiamo stare in guardia contro la tentazione settaria di voler approfittare di un momento di debolezza per lanciare la nostra, a questo punto lo sarebbe, propaganda. Ce l’aveva inculcato il pastore Bonhoeffer, che ci ha altrettanto insegnato l’importanza dello stare da soli: solo chi sa stare “da solo” sa anche stare nella comunione e viceversa. La comunione, stiamo sperimentando in questi giorni, è qualcosa di molto delicato, prezioso, incominciamo a provare desiderio nei suoi confronti.

 

Siamo nel deserto

         Ed in questo deserto non siamo soli, c’è il nostro fedele Gesù. E con lui e come lui possiamo resistere alla tentazione di voler dimostrare di essere figli di Dio, di essere cristiani, a Dio, agli altri ed a noi stessi. In ultima analisi, al diavolo, a colui che fa confusione e ci tenta proprio nella solitudine con il suo comando: "Se sei Figlio di Dio, fammelo vedere!". Gesù non è nemmeno sceso dalla croce, quando ancora una volta si faceva sentire la tentazione diabolica: "Se sei Figlio di Dio, scendi giù dalla croce!".

         Stiamo dunque calmi, sereni, riconoscenti e vicini per chi lotta e soffre in prima linea. Accettiamo questo tempo “senza”, questo digiuno, questo periodo di preparazione alla comunione, alla festa della Risurrezione, per quel che è. Le opere, l’ansia e le agitazioni non ci salvano.

 

 

Riflessione di don Giuseppe Magnolini di Brescia

(proposto da suor Maria Silvia)

 

         Sapete che al venerdì santo ci viene chiesto "il digiuno. Perché si fa digiuno? Non tanto per far penitenza, ma soprattutto per condividere la fatica di chi fatica a mangiare ogni giorno.

         In questa quaresima un po’ strana ci viene chiesto anche un altro tipo di digiuno, il digiuno dell’eucarestia, il digiuno del partecipare al corpo di Cristo, alla mensa del corpo di Cristo. Proviamo a vederlo positivamente, è un digiuno salutare che ci può far capire l’importanza della messa, che la messa e l’eucarestia non sono soltanto un rito devozionale, qualcosa che ci fa star bene, semplicemente, ma che la messa è un incontro, prima di tutto, con Qualcuno ed anche un incontro con la comunità. Penso che questo digiuno eucaristico ci fa anche pensare un’altra cosa, ci fa sentire in comunione con tutte le persone che per tanti motivi non possono ricevere l’eucarestia; con quelle persone dove magari il prete non arriva tutte le domeniche per celebrare.

         Possiamo pensare a tante parti del mondo dove purtroppo, nonostante il sinodo sull’Amazzonia, si continuerà a non avere l’eucarestia perché ci si è voluti fermare ad una regola soltanto umana; pensare a quelle persone a cui la Chiesa da sempre vieta l’eucarestia perché vivono situazioni che noi chiamiamo irregolari, a quelle persone che per tanti motivi non possono accostarsi all’eucarestia. Anche questo è essere cristiani, condividere. Condividere una sofferenza, condividere un’assenza. Quindi evitiamo le polemiche o certi toni da funerale: come si fa a fare la quaresima senza la messa del mercoledì delle ceneri o senza la messa della prima domenica… Si può fare perché Dio abita la nostra vita anche al di là della messa, abita le nostre comunità anche al di là della celebrazione. Proviamo a vivere questo pensando a come è brutto per tante persone vivere così costantemente.

         Ci viene vietato di ritrovarci a celebrare l’eucarestia per una regola di sicurezza che fa bene alla nostra salute. Viviamo allora" un triduo pasquale "senza messa, ma non senza Dio perché il Signore è più forte di tutto e va al di là di tutto".